Pianeta Cobar

LA CORTE COSTITUZIONALE AVANZA CON LE PRONUNCE. LE SPERANZE CHE LA NOSTRA COSTITUZIONE CI RIDIA DIGNITA' VANNO SVANENDO. NON SI PUO' RESTARE A SUBIRE.... LA SICUREZZA HA UN COSTO, LA DIGNITA' NON ACCETTA COMPROMESSI.

Pubblicata il 13/12/2013

La Corte Costituzionale avanza come un carro armato verso la distruzione di ogni speranza di riprendere dignità dall'incostituzionalità del blocco salariale che per il comparto difesa e sicurezza ha tagliato anche gli scatti d'anzianità. I carabinieri attenderanno la sentenza definitiva che riguarderà il comparto, ma la carta costituzionale ....
LA CORTE COSTITUZIONALE AVANZA CON LE PRONUNCE. LE SPERANZE CHE LA NOSTRA COSTITUZIONE CI RIDIA DIGNITA' VANNO SVANENDO. NON SI PUO' RESTARE A SUBIRE.... LA SICUREZZA HA UN COSTO, LA DIGNITA' NON ACCETTA COMPROMESSI.

Ieri, con sentenza n. 304/2013, la Corte Costituzionale ha dichiarato la legittimità costituzionale dell’art. 9, co. 21, terzo periodo del D.L. 78/2010 recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, il quale recita che “Per il personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni  (magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, diplomatici, prefetti, personale delle Forze Armate e di Polizia,) le progressioni di carriera comunque denominate eventualmente disposte negli anni 2011, 2012 e 2013 hanno effetto, per i predetti anni, ai fini esclusivamente giuridici”. La decisione in parola è stata pronunciata al termine di un giudizio incidentale promosso dal Tribunale Amministrativo “Lazio” nell’ambito di sei ricorsi presentati da personale della carriera diplomatica che, sebbene “promossi” Consiglieri d’Ambasciata (con decreto del Ministro degli Affari Esteri) ovvero “nominati” Ministri Plenipotenziari o Ambasciatori (con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri), non beneficiano dei connessi trattamenti economici percepiti dai pari grado nominati prima del 2011. La Suprema Corte ha respinto le seguenti questioni di costituzionalità del Giudice rimettente, per le motivazioni a seguito di ciascuna esposte: 1.  Violazione dell’art. 3 Cost.. Illogica diversità di trattamento tra il personale pari grado e con mansioni conseguentemente corrispondenti, in ragione del possesso di un requisito aleatorio quale l’anno di attribuzione del grado.  In merito, la Corte Costituzionale ha affermato che per il personale diplomatico:  - già ex lege, il trattamento economico non è uguale per tutti i pari grado, poiché, in Patria, oltre alla voce “tabellare stipendio”, vengono corrisposte differenti retribuzioni “di posizione” e “di risultato” a seconda dell’incarico svolto, mentre in caso di impiego nelle Ambasciate sono attribuite diverse “indennità di servizio all’estero”;  - non vi è un’obbligatoria corrispondenza tra grado e funzioni, poiché l’ordinamento diplomatico prevede numerose eccezioni (es. permanenza nella funzione inferiore per esigenze di servizio, sebbene promossi, etc.); - in generale, nonostante si riscontri nel comparto pubblico un tendenziale allineamento normativo degli emolumenti tra i pari grado, una diversa anzianità è comunque idonea a giustificare differenze retributive;  2. Violazione degli artt. 2, 3 e 36 Cost. Riduzione del passivo del bilancio statale mediante intervento sul solo comparto pubblico, senza rispettare criteri di proporzionalità, ragionevolezza e uguaglianza formale-sostanziale.  Al riguardo, la Corte Costituzionale ha sostenuto che, come già affermato in passato con sentenze riguardanti analoghi provvedimenti di blocco degli stipendi, la “cristallizzazione” dei trattamenti economici pubblici, per inderogabili esigenze di contenimento della spesa e per un limitato lasso temporale, rende legittimo l’intervento effettuato; 3. Violazione degli artt. 2, 3 e 53 Cost.. Trattenimento di una parte dei compensi maturati con la promozione, imponendo un c.d. “tributo anomalo” solo alla categoria dei pubblici dipendenti, lasciando altre categorie o soggetti con pari capacità contributiva, anche privati, indenni. In merito, la Corte Costituzionale ha dichiarato che: - gli elementi indefettibili della fattispecie tributaria sono tre:  la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una (definitiva) decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo;  la riduzione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse con un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta diminuzione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese. La Corte sostiene che un tributo consiste in un “prelievo coattivo che è finalizzato al concorso alle pubbliche spese ed è posto a carico di un soggetto passivo in base ad uno specifico indice di capacità contributiva”.  In tale quadro, la Suprema Corte ha dichiarato che la norma censurata, sulla base degli indici sopra riportati, non ha natura tributaria, in quanto:  - non prevede una decurtazione o un prelievo a carico del dipendente pubblico; -manca del requisito relativo all’acquisizione delle risorse al bilancio dello Stato, poiché la disposizione non realizza un’entrata che, anche in via indiretta, venga a fornire copertura a pubbliche spese, ma determina solo un risparmio di spesa.  Da ultimo, si soggiunge che, nel corpo della sentenza, la Corte Costituzionale asserisce che:  a.  nei rapporti lavorativi a tempo indeterminato, sia pubblici sia privati, il diritto retributivo di natura economica non è costituzionalmente protetto da eventuali norme retroattive, fermo restando il principio di ragionevolezza, comprensivo delle tutela dell’affidamento;  b.  in ragione dell’unitarietà del ruolo della carriera diplomatica prevista dall’art. 101, DPR 18/1967 (Ordinamento dell’Amministrazione degli affari esteri), il passaggio tra i gradi  realizza un vero e proprio sviluppo della carriera, rendendo irrilevante la diversa disciplina delle modalità di progressione, ovvero “promozione” per i primi tre gradi (Segretario di Legazione, Consigliere di Legazione e Consigliere d’Ambasciata) e “nomina” per i Ministri Plenipotenziari e gli Ambasciatori;   c.  deve quindi rilevarsi che l’art. in questione “con la locuzione ‘progressioni di carriera comunque denominate’, fa riferimento a tutti i tipi di avanzamento, ricomprendendovi, oltre alle “promozioni”, anche le “nomine”, che presuppongono l’esercizio di una elevata discrezionalità nella scelta tra i candidati;   d.  la norma censurata trova “applicazione in tutti i rapporti d’impiego con le Pubbliche Amministrazioni, quale sia la loro struttura e fonte di disciplina”.   Questa non è la nostra sentenza, ma è molto vicina a quelle che potranno essere le parole che caratterizzeranno la pronuncia non a favore degli uomini in divisa che danno ordine e sicurezza a questo paese. Una sentenza simile rischia di sancire che l'ordine pubblico e la sicurezza di questo paese non ha dignità. Non puo' accadere, non puo' esistere. Il Presidente della Repubblica non puo' permettere tutto questo, no, per i cittadini di questo paese non lo puo' consentirlo. Tutto il comparto difesa e sicurezza è nelle sue valutazioni. valutazioni che farà in seno alla Corte Suprema. Suprema Corte, quella che deve difendere i diritti scritti nella carta costituzionale. Sembra di vivere un altra vita. Sembra che in questa vita tutto quello che è stato fatto per la nostra Italia è solo un racconto per riempiere pagine di un libro. Chi ha fatto la nostra storia, la storia del nostro paese, non ha lasciato la sua vita sul campo per diritti scritti che oggi devono essere oggetto d'interpretazione. No i diritti non si interpretano. L'europa non puo' distruggere la nostra storia. I parametri dell'economia europea non sono i nostri, nè quelli di una identità politica-economica europea. Un paese, uno in particolare, stà decidendo le sorti degli altri. Un paese forse vuole rivendicare le sconfitte subite nella sua storia e oggi dettare i tempi della nostra fine. No, Presidente non lo puoi permettere. L'Italia è il nostro paese, la nostra storia, la nostra identità, la nostra dignità. E' l'europa che deve attendere noi, non noi vittime di decisioni di chi non conosce questo paese. Noi non possiamo tagliare sulla sicurezza, tagliare sugli uomini che muoniono sulla strada per la dignità del paese, per l'ordine e la sicurezza della nostra terra, del rispetto dei diritti degli italiani. No, Presidente della Repubblica Italiana, No. I carabinieri d'Italia non ci stanno. Duecento anni di Storia per trovarci a difendere i diritti conquistati 200 anni fà con il nostro paese che si avviava ad una sua dignità ad una sua democrazia. I carabinieri non accetteranno di violare la propria dignità. 

 

 

Fonte: pianetacobar.eu/ cocer carabinieri/ Aps Romeo Vincenzo

Invia la news ad un amico

Nome Mittente: *
Nome Destinatario:
E-mail Destinatario: *
Testo (facoltativo):
QRCode

Fotografa il codice con uno smartphone per visualizzare la pagina