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LA RAPPRESENTANZA MILITARE......8a TAPPA. LE INIZIATIVE DI RIFORMA. IL COMPLESSO BILANCIAMENTO TRA MODELLI OTTIMALI E INTERVENTI PRIORITARI.

Pubblicata il 06/07/2016

Ottava tappa del viaggio nella dimensione della Rappresentanza Militare. Le iniziative di Riforma. Il complesso bilanciamento tra modelli ottimali e interventi prioritari. 8a tappa dello studio di Pianetacobar.eu sulla Rappresentanza Militare nel viaggio verso la riforma. Ma che sia riforma della rappresentanza dei carabinieri.
LA RAPPRESENTANZA MILITARE......8a TAPPA. LE INIZIATIVE DI RIFORMA. IL COMPLESSO BILANCIAMENTO TRA MODELLI OTTIMALI E INTERVENTI PRIORITARI.

Il quadro delineato rende chiara l’esigenza di una riforma complessiva della normativa sulla rappresentanza militare, attesa ormai da molto tempo. Il sistema introdotto, con sicura lungimiranza, con la legge n. 382 del 1978 e poi completato attraverso il decreto del Presidente della Repubblica n. 691 del 1979 e il decreto del Ministro della difesa 9 ottobre 1985, dopo oltre trenta anni, non è certamente più aderente alla dinamica realtà degli organi di rappresentanza. Già nel 1992 il Legislatore, nella consapevolezza di un consolidamento dell’Organo centrale di rappresentanza stabiliva, con la legge 216, di ampliare la valenza del Consiglio Centrale di rappresentanza, prevedendo che esso fosse sentito per la formulazione di pareri e inserito nell’ambito della delegazione interministeriale finalizzata alla concertazione. In sede di esercizio della delega, con il decreto legislativo n. 195 del 1995, il Governo enucleava le materie oggetto di trattazione da parte del Co.Ce.R. durante la concertazione: -   trattamento economico fondamentale e accessorio; - durata massima dell’orario di lavoro settimanale; - licenze; - aspettativa per motivi privati e per infermità; - permessi brevi per esigenze personali; - trattamento economico di missione, di trasferimento e lavoro straordinario; - criteri per l’istituzione degli organi di verifica della qualità e salubrità dei servizi di mensa e degli spacci, per lo sviluppo delle attività di protezione sociale e di benessere del personale - ivi compresi l’elevazione e l’aggiornamento culturale - nonché per la gestione degli enti di assistenza del personale; - l’istituzione di fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale. Al quadro richiamato si è aggiunto il recente riconoscimento della specificità delle Forze armate, realizzato attraverso l’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183. E' della legge recante “Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione degli enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro”. La norma, al comma 1, riconosce la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale La disposizione prevede testualmente: “Ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale, è riconosciuta la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad essi appartenente in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti”Al comma 2 rinvia a successivi provvedimenti legislativi la disciplina attuativa dei principi e degli indirizzi di cui al comma 1. La disposizione si chiude, al comma 3, con la previsione della partecipazione del Consiglio Centrale di rappresentanza, in rappresentanza del personale militare alle attività negoziali svolte in attuazione delle finalità di cui al comma 1 della medesima norma e concernenti il trattamento economico del personale. Il richiamo del menzionato articolo 19 in conclusione del lavoro, oltre a rispondere ad esigenze sistematiche di esposizione cronologica degli interventi, pare significativo come tassello fondamentale dell’evoluzione dei riferimenti normativi di settore. La norma offre infatti spunti per ulteriori considerazioni. Come è stato recentemente osservato, la condizione militare è una condizione complessa, fortemente influenzata dalla validità e dalla modernità della legislazione di riferimento, che dovrebbe precorrere, più che seguire, l’evoluzione dei costumi sociali e degli scenari di impiego dello strumento militare e, conseguentemente, le esigenze del personale. Purtroppo l’infruttuoso percorso che i vari progetti di riforma hanno finora avuto fa temere che il cammino verso la definizione di un quadro legislativo al passo con i tempi possa essere ancora lungo. Non è certamente agevole trovare soluzioni nuove condivise che siano, al tempo stesso, efficaci e sprovviste di criticità e ciò costituisce un indubbio ostacolo. Per delineare meglio il quadro complessivo sembra significativo presentare alcune riflessione sulla criticità di taluni istituti della normativa. Una prima riflessione riguarda l’attuale definizione delle competenze della rappresentanza militare. Come si è visto, gli organi di rappresentanza del personale militare hanno progressivamente ampliato e qualificato, soprattutto a livello centrale, il proprio ruolo. Il modello attuale di rappresentanza militare interna all’ordinamento militare pare pienamente idoneo ad assicurare un’efficace svolgimento della funzione rappresentativa, ma andrebbe aggiornato con alcuni correttivi. In primo luogo, la rigida individuazione delle competenze già previste dall’articolo 18 della legge n. 382 del 1978 e mutuate integralmente in sede di riassetto normativo dall’articolo 1478 del decreto legislativo n. 66 del 2010 pone evidenti limitazioni all’attività rappresentativa, tenuto anche conto che sono di tutta evidenza i possibili riflessi sul benessere del personale e, più in generale, sulla condizione militare di vari aspetti riconducibili alle macro aree dell’addestramento, del settore logistico - operativo e di impiego. La soluzione individuata al riguardo nel menzionato testo di riforma all’esame del Senato segna un passo in avanti e forse potrebbe costituire la sintesi equilibrata di diverse posizioni. Viene, in particolare, proposto di escludere dalla competenza della rappresentanza militare il rapporto gerarchico - funzionale, l’ordinamento, le operazioni e, fatti salvi i riflessi di carattere generale e collettivo sulle condizioni morali e materiali del personale militare, l’addestramento, il settore logistico - operativo e l’impiego del personale. Si potrebbero certamente ipotizzare soluzioni più chiare ed efficaci ma la modifica consentirebbe di superare criticità, delineando un quadro normativo maggiormente rispondente alle esigenze attuali. Ulteriore profilo di interesse è costituito dall’esigenza di assicurare la rappresentanza a tutto il personale in modo efficace e in aderenza alle aspettative. Ai fini della rappresentanza, il personale è suddiviso nelle categorie degli ufficiali (categoria A), sottufficiali (categoria B), sovrintendenti (categoria C) e Appuntati e carabinieri ( categoria D ).  Qualunque riforma non potrà prescindere, dalle indicazioni definite nella razionalizzazione economica della pubblica amministrazione. E' stato piu' volte citata la necessità di ridurre le spese sulla rappresentanzamilitare. Al momento, il rapporto tra rappresentante ed elettore è fissato nella misura di uno ogni duecentocinquanta, dall’articolo 935 del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010, che ha riassettato l’annesso 3 della tabella C) del decreto del Presidente della Repubblica n. 691 del 1979, mantenendone la medesima formulazione. Alcune problematiche sono poi emerse in relazione all’applicazione della disciplina sulla decadenza dal mandato. In particolare, dal combinato disposto delle disposizioni contenute negli articoli 883, comma 2, lettera d), e 889, comma 5, lettera f) si rileva che l’assunzione della posizione di aspettativa, costituisce causa di cessazione dal mandato. Essa rappresenta una temporanea modificazione del rapporto tra il lavoratore e il datore di lavoro, consistente nella sospensione della prestazione lavorativa e viene concessa al superamento del tetto di assenza per infermità protratta oltre il termine annuale di quarantacinque giorni di licenza straordinaria. In esito ad alcuni provvedimenti di decadenza determinati nei confronti di delegati della rappresentanza militare, sono stati instaurati contenziosi che hanno segnato posizioni giurisprudenziali non uniformi. La disposizione ha costituito oggetto di recente sentenza nella quale il giudice di appello, nell’annullare la pronuncia di primo grado, ha richiamato, condividendoli, i pareri resi sull’applicazione dell’istituto della decadenza dal mandato a seguito di aspettativa dal Consiglio di Stato e dall’Avvocatura Generale dello Stato, secondo cui la natura dichiarativa dei provvedimenti di decadenza impone all’Amministrazione, nel caso di collocamento in aspettativa del militare delegato, di dichiararne la decadenza, senza dover procedere ad alcuna valutazione prognostica in ordine a sue possibile assenze future. Se per un verso la pronuncia in argomento costituisce un importante indirizzo interpretativo, per altro aspetto, non risolve, in assoluto, possibili criticità future. È inoltre da considerare un altro profilo che emerge dalla lettura della medesima disposizioni in sistema con la norma contenuta nell’articolo 883, comma 3, del decreto legislativo n. 66 del 2010, nel testo che ha ripreso l’originaria previsione contenuta nell’articolo 13, comma terzo, del decreto del Presidente della Repubblica n. 691 del 1979, secondo cui “La permanenza all’estero, isolatamente o collettivamente, per un periodo superiore a sei mesi determina la cessazione del mandato dei delegati eletti negli organismi di rappresentanza in Italia”La ratio della disposizione, analoga a quella prima esaminata, è quella di assicurare la funzionalità degli organi di rappresentanza, prevedendo la decadenza dal mandato da parte del delegato assente per un periodo di tempo determinato. Per quanto esposto appare fonte di delicate criticità il disallineamento temporale tra le due norme, con la conseguenza pratica che per l’assenza fino a sei mesi per l’impiego all’estero il delegato mantiene la propria funzione mentre, nel caso del membro della rappresentanza militare collocato in aspettativa, per ciò soltanto (anche se supera di un solo giorno il minimo di quarantacinque giorni) deve essere fatto decadere. Ciò con inevitabili conseguenze sulla funzionalità degli organismi, soprattutto quelli con un minor numero di delegati, nonché, indirettamente, sulla funzione rappresentativa in quanto al delegato decaduto per il motivo suindicato si trova a subentrare, normalmente, il primo dei non eletti. La criticità potrebbe essere agevolmente sanata mediante l’allineamento dei due termini, valutando anche l’ipotesi di fissare un periodo di assenza anche più breve (tre o quattro mesi).  Altro aspetto che sembra opportuno considerare è quello di una maggiore chiarezza del regime di pubblicità delle deliberazioni del Consiglio Centrale di rappresentanza, al momento disciplinata dall’articolo 931 del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010, che, nel riassettare l’articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica n. 691 del 1979, ha provveduto a recepire, al comma 5, il contenuto dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 27 novembre 1992, n. 520, escludendo l’applicabilità del divieto di divulgazione delle deliberazioni a quelle del Co.Ce.R. In realtà, la disciplina di riassetto ha provveduto ad un mero coordinamento formale delle norme preesistenti di cui, tuttavia, atteso il rilievo e la delicatezza, sarebbe forse opportuno definire le esatte implicazioni. Il progetto di riforma all’esame del Parlamento prevede la possibilità, per il Co.Ce.R. e per i suoi delegati, di rendere pubbliche le deliberazioni e i comunicati dell’organismo anche attraverso mezzi di informazione e gli organi di stampa. Sul piano generale andrebbero comunque rivisitate, in un’ottica di maggiore aderenza alle attività attuali, le disposizioni concernenti il funzionamento della rappresentanza militare. Quelli esposti costituiscono soltanto una piccola parte dei problemi che paiono meritevoli di attenzione in sede di intervento di riforma. Forse, in considerazione del rilievo e delle implicazioni diversificate ad essi connessi, potrebbero essere ipotizzati anche correttivi settoriali in attesa di una riforma organica. Potrebbe essere questo un approccio diverso, comunque utile a migliorare il quadro normativo di riferimento, con conseguenti riverberi positivi sulla delicata ed importante attività della rappresentanza militare. Ruolo negoziale pieno, tutela del delegato, funzionalità degli organismi, maggiori competenze pur riducendo il numero dei delegati, rivisitazione del sistema elettorale che parte da una espressione di scelta in una votazione preliminare per poi perdersi nelle fasi successive dove gli eletti degli eletti degli eletti saranno i delegati a livello centrale e non espressione diretta della base rappresentativa nazionale. Tanti aspetti devono essere posti al centro dell'attenzione di una riforma seria e necessaria. Il personale rappresentato dovrà partecipare a queti aspetti riformistici che sono il futuro della voce del carabinieri in questo contesto collaborativo per migliorare la propria quotidianità al servizio del paese per l'ordine e la sicurezza pubblica sul territorio e nelle comunità di questo nostro paese. Sindacato, rappresentanza, in occasione di questa riforma l'occasione di un intervento vero e per i carabinieir di oggi e di domani.

 

 

 

 
 

 

( 8a  tappa nello studio della Rappresentanza Militare. Pianetacobar.eu in viaggio verso la Riforma della Rappresentanza Militare. Consultare l'area nella homepage del sito internet  "LA RAPPRESENTANZA MILITARE...STORIA...EVOLUZIONE..RIFORMA " )

 

 

 

 

 

Fonte: pianetacobar.eu/ cocer carabinieri/ Aps Romeo Vincenzo

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