Pianeta Cobar

LA STORIA DELL'ARMA DEI CARABINIERI. LA STORIA DEI CARABINIERI D'ITALIA. LE PRIME PROVE.

Pubblicata il 17/05/2014

Quinto passo alla riscoperta della Storia dell'Arma dei Carabinieri, la Storia dei Carabinieri d'Italia. In occasione del bicentenario, insieme ai carabinieri d'Italia rispolveriamo la nostra storia, le nostre origini. " LE PRIME PROVE "
LA STORIA DELL'ARMA DEI CARABINIERI. LA STORIA DEI CARABINIERI D'ITALIA.  LE PRIME PROVE.

Nel 1815, Napoleone, lasciata all’improvviso l’isola d’Elba e ritornato sul suolo della Francia, allarmò le potenze europee, che si prepararono a fronteggiare la nuova situazione. Truppe francesi si avvicinavano alla frontiera del Piemonte ed il Sovrano, avendo al Congresso di Vienna aderito alla lega dei grandi Stati europei ed essendosi accordato con l’Austria, preparò un Corpo di spedizione di 15.000 uomini, al comando del Generale De Latour. Ne faceva parte un piccolo contingente di Carabinieri, composto da due Ufficiali, il Luogotenente Taffini d’Acceglio ed il Sottotenente Cavassola, 5 Sottufficiali e 27 militari di truppa, dei quali 19 a cavallo. I Francesi battevano due strade: la prima per la Savoia, che attaccarono in tre punti diversi, impegnando anche i pochi Carabinieri di presidio ai posti di frontiera, senza peraltro che l’azione si sviluppasse in profondità; l’altra nel Delfinato, dipartimento del Varo, con caposaldo nella città fortificata di Grenoble. Fu qui che i Piemontesi spinsero maggiormente le loro forze, appoggiate da quelle austriache. Il reparto di Carabinieri mosse da Torino per il Moncenisio il 25 giugno, ed il 5 luglio era, con le altre forze, a pochi chilometri da Grenoble. Sprovvisto di artiglieria d’assedio, il Generale De La-tour tentò di impadronirsi della piazzaforte con un colpo di mano. I Carabinieri, con le altre truppe di cavalleria, erano agli ordini del Generale Gifflenga, che il mattino del 6, in un momento critico dell’azione, ordinò due cariche di cavalleria, una delle quali affidata per l’appunto ai Carabinieri. Lanciatisi decisamente all’attacco, la loro azione ebbe pieno successo. In un rapporto inviato a Torino il Generale De Latour scrisse: “Maggiori di ogni elogio sono il valore, l’intrepidezza, l’ordine e la maestria per cui si distinsero luminosamente nell’attacco di Grenoble le truppe ed i picchetti di cavalleria (comandati dal Conte Lisio) e dei Carabinieri Reali, comandati dal Sottotenente cav. Cavassola”. Il Carabiniere Alessio, che nei giorni prece-denti era stato fatto prigioniero, riuscito a fuggire, venne ferito durante la carica e proposto per la Medaglia d’Argento. Il 12 ottobre 1815, il Corpo di spedizione ebbe l’ordine di rientrare in Pie-monte e con esso tornò in sede il drappello di Carabinieri, che onorevolmente e per la prima volta aveva portato la nuova divisa sul campo di battaglia. I moti rivoluzionari di sei anni dopo costituirono per il giovane Corpo un’altra importante prova delle sue qualità peculiari della sua efficiente organizzazione militare. E’ noto come il 10 marzo 1821 reparti dell’Esercito si sollevarono nella cittadella di Alessandria, chiedendo la Costituzione di Spagna del 1812. Il moto insurrezionale si estese rapidamente e il 12 la stessa cittadella di Torino passò agli insorti. Vittorio Emanuele I non volle cedere, anche per non venir meno all’impegno assunto con gli altri sovrani europei all’atto della restaurazione, ma non volle neanche che si spargesse sangue tra Piemontesi, sicché abdicò a favore del fratello Carlo Felice. Trovandosi però questi a Modena, affidò lo stesso giorno la temporanea reggenza al principe ereditario Carlo Alberto, ed il mattino del 13 partì, con la famiglia, alla volta di Nizza. Indotto da molti consiglieri liberali, Carlo Alberto concesse la Costituzione, ma venne sconfessato tre giorni dopo da Carlo Felice, che gli ordinò di ritirarsi a Novara, ove quella parte dell’Esercito, rimasta fedele al Sovrano, si era concentrata al comando del Generale De Latour.  In tali difficili e delicate contingenze, il Corpo dei Carabinieri non lasciò Torino, per non abbandonarla in balia dei rivoltosi e tutelare sinché possibile l’ordine pubblico. Alieni dal fare politica, i Carabinieri, senza venir meno al giuramento prestato, restarono al loro posto e la loro presenza nella città rassicurò tutti e fu da tutti invocata. Scrissero in tal senso al comandante del Corpo, Colonnello Cavassanti, i due Sindaci di Torino, supplicandolo perché le forze ai suoi ordini continuassero a svolgere il loro servizio. Soltanto l’aggravarsi della situazione, il sentirsi ad un certo momento so-spettati e la destituzione del Luogotenente Colonnello Des Geneys da parte del reggente di Guerra e Marina rese impossibile al comando del Corpo ed ai suoi uomini l’ulteriore permanenza nella Capitale. Fu così che circa 300 Carabinieri, con i propri Ufficiali e Sottufficiali, si ritirarono a Novara, mettendosi agli ordini del Generale De Latour, comandante delle truppe fedeli, che presero il nome di “Armata Reale”. L’opera di sobillazione, che non mancò di essere esercitata anche tra le fila del Corpo durante la permanenza a Torino, portò solo ad alcune defezioni, che furono sanzionate con pene esemplari. Conseguenti ai moti del ’21 furono la soppressione del Ministero di Polizia ed una rielaborazione dell’ordinamento del Corpo dei Carabinieri, perché, adeguatamente rafforzato e perfezionato, potesse svolgere nuovamente quei più vasti compiti di polizia che già aveva avuto tra il 1815 e il 1818, ma in una sfera di nuovi rapporti con il dicastero dell’Interno, con le alte magistrature dello Stato e con gli altri organi aventi anch’essi compiti di polizia. A tale riordinamento provvidero le Regie Patenti di Carlo Felice del 12 ottobre 1822, con le quali si determinarono ex novo le prerogative del Corpo dei Carabinieri e le sue attribuzioni. Se ne stabilì pure la composizione organica, il reclutamento, le relazioni con le altre autorità civili e militari, le sanzioni penali, con l’istituzione del tutto nuova di un organo a più alto livello quale fu l’ ”Ispezione Generale dell’Arma” (attuale Comando Generale). Fecero comparsa anche gli “Allievi Carabinieri”: si trattava di cento aspiranti con meno di quattro anni di servizio militare o volontari che non avessero ancora prestato alcun servizio. L’Ispezione Generale dell’Arma - si usa la parola “Arma” per la prima volta, ma nel significato di milizia e come sinonimo di Corpo - era retta da un Ispettore Generale (Luogotenente Generale) e da un Sotto Ispettore (Maggiore Generale o Colonnello) e disponeva di Ufficiali per i vari uffici. Primo Ispettore Generale fu il Colonnello già comandante del Corpo, d’Oncieux de la Bàtie, Sotto Ispettore il Colonnello Cavassanti, anch’egli già comandante del Corpo quale successore del d’Oncieux e sostituito in ta-le carica dal Colonnello Maurizio Des Geneys. Per la Sardegna, furono istituite due Divisioni con un Colonnello coman-dante in seconda (dipendente dal Colonnello comandante del Corpo); e ciò in sostituzione dei “Cacciatori Reali”, cui era affidato il servizio di polizia nell’isola. Il “Regolamento Generale”, previsto dalle Regie Patenti del 13 ottobre 1822 e pubblicato subito dopo, riunì in un solo testo, sapientemente rielaborate, integrate ed esposte, tutte le precedenti disposizioni riguardanti le potestà giuridiche, l’ordinamento, la disciplina, il servizio, l’amministrazione, l’uniforme e l’accasermamento del Corpo, e quel regolamento fu in vigore ininterrottamente, salvo aggiornamento, fino al 1892.   Con i provvedimenti del 1822 l’organico del Corpo fu portato a 2.900 unità (2.024 a piedi, 876 a cavallo) e 100 allievi Carabinieri, per un totale di 3.000 uomini, Sottufficiali compresi (gli Ufficiali furono portati a 100). Nel 1830 i nuovi moti rivoluzionari in Francia allarmarono il Governo piemontese, per cui si provvide a rinforzare i posti di frontiera ed a stabilire servizi di vigilanza nei punti più opportuni, aumentando la forza dei Carabinieri e mettendo a disposizione del Corpo 118 soldati di cavalleria, distribuiti nelle varie stazioni, con cambio di mese in mese (primo esperimento di truppe in servizio di pubblica sicurezza aggregate ai Carabinieri). Morto Carlo Felice il 27 aprile 1831, Carlo Alberto, suo successore, apportò subito importanti modifiche nell’ordinamento dei Carabinieri (Regie Patenti del 9 febbraio 1832), fra cui la soppressione dell’Ispezione Generale, sostituita con un Comando Generale, e, per ragioni di economia, delle due Divisioni della Sardegna (venendo nuovamente affidato il servizio di polizia nell’isola ai Cavalleggeri di Sardegna); nonché la suddivisione del Corpo, previa abolizione delle Divisioni, in 9 Compagnie, 32 Luogotenenze e 320 Stazioni, ripartite nei 7 governi o Divisioni militari dei territori di terraferma. Le Divisioni (Gruppi) vennero però ripristinate l’anno seguente, con un nuovo ritocco degli organici.

 

 

 

( 5' passo alla riscoperta della nostra storia, la Storia dei Carabinieri d'Italia. Pianetacobar.eu e la Storia dell'Arma dei Carabinieri.)  Tutti passi che vengono man mano pubblicati vengono resi disponibile in archivio web su consultando l'area dedicata nella homepage di www.pianetacobar.eu "LA STORIA DEI CARABINIERI la Storia dell'Arma dei Carabinieri". 

Fonte: pianetacobar.eu/ LA STORIA DEI CARABINIERI D'ITALIA/ Aps Romeo Vincenzo

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