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CARABINIERI SENZA TUTELA: RAPPRESENTANZA ANNULLATA DA UNA CIRCOLARE, SINDACATI MILITARI IN ATTESA DI UNA LEGGE. LA BABILONIA DEI DIRITTI DEL CARABINIERI IN PREDA A INTERPRETAZIONI E I TIMORI DI NORME VIRTUALI DI UNA LEGGE CHE NON C'E'

Pubblicata il 23/04/2020

Il momento del virus covid-19 ha spogliato un amministrazione dove è ad oggi in risalto una confusione che stà ammazzando i diritti dei carabinieri, la loro tutela e di chi deve operare con mandato rappresentativo a norma di legge. Una confusione che stà indebolendo l'Arma dove chi ci rimette è il carabiniere e il suo servizio
CARABINIERI SENZA TUTELA: RAPPRESENTANZA ANNULLATA DA UNA CIRCOLARE, SINDACATI MILITARI IN ATTESA DI UNA LEGGE.  LA BABILONIA DEI DIRITTI DEL CARABINIERI IN PREDA A INTERPRETAZIONI E I TIMORI DI NORME VIRTUALI DI UNA LEGGE CHE NON C'E'

Circolare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri SM – Ufficio Relazioni Sindacali e Rappresentanza Militare Nr. 4/1-2 di prot. del 12 marzo 2020 firmata d'ordine dal CSM, tuttora in vigore.

I delegati Co.Ce.R. C. Caforio, E. Cursi e V. Romeo, con la presente nota, sostengono fermamente - come peraltro hanno già fatto nelle sedi istituzionali di riferimento - che La circolare in rifermento travisa completamente il meccanismo di funzionamento della Rappresentanza militare, danneggiandolo ed impedendo il dispiegarsi delle attività di sostegno al personale, proprio allorquando l’emergenza sanitaria lo imporrebbe categoricamente.

Ci si riferisce, innanzitutto, alla pretesa di “polverizzare” gli organi di rappresentanza, prevedendo che i Comitati di Presidenza fungano da raccordo con i Comandanti affiancati, veicolando i contributi dei singoli delegati.

È appena il caso di evidenziare che la funzione di rappresentanza viene esercitata solo collegialmente, e che le comunicazioni dell’organo di rappresentanza – frutto sintetico del pluralismo delle opinioni – sono “legittime” (art. 882, 5° co.) solo se maturate in un consesso dialogico tra membri dell’organo di rappresentanza.

La scelta di veicolare i contributi dei singoli delegati ad un Comitato demolisce il principio di sintesi dialettica, perché pretende di ottenere lo stesso risultato deliberativo escludendo tout court il confronto tra i membri del collegio. “Addizionare” contributi, veicolandoli, non equivale a “trattare” i contributi. “Trattare” i contributi vuol dire parlarne in assemblea, sviscerarne le criticità, analizzarne pregi e difetti. La circolare in argomento prevede invece che tale “trattazione” abbia luogo “algebricamente”, nel “super-contenitore” dei comitati di presidenza.

È la fine del principio di rappresentanza. Se si è convinti della bontà dell’iniziativa si chieda alle Camere del Parlamento della Repubblica – istituto sacrosanto della rappresentanza elettiva e, per antonomasia, fucina del libero dibattito democratico – di invitare i singoli deputati e senatori a veicolare i contributi, senza discuterli, al Presidente della Camera o al Presidente del Senato, abrogando ogni possibilità di dibattito in aula.

Il riferimento, in grande, forse consente di percepire meglio la macroscopica ferita inferta alla dignità del mondo della rappresentanza militare. Peraltro, si soggiunge appena, il mondo dei sindacati militari non appare in alcun modo disciplinato, provocando una vera e propria sperequazione delle possibilità di sostegno al personale.

Se ancora non fosse evidente, la scelta di tappare la bocca ai rappresentanti dei militari, secondo un’impostazione autoritaria ed antidemocratica, la si avverte con accecante (ed insopportabile) chiarezza appena qualche riga più avanti: i Comitati di Presidenza […] valutino d’intesa con i comandanti affiancati, laddove ricorrano eccezionali, comprovate ed improcrastinabili esigenze, l’eventuale convocazione dell’assemblea con la partecipazione del numero minimo di delegati funzionale alla legale composizione dell’organo collegiale la cui attività dovrà rivolgersi […]”. Periodo, questo estrapolato, che presenta un intreccio gordiano di criticità ermeneutiche ed applicative pur, come anticipato, restando lampante la ratio autoritaria ed antidemocratica, con palese effetto denigratorio nei riguardi della rappresentanza militare.

Innanzitutto: la “ricorrenza di eccezionali, comprovate ed improcrastinabili esigenze”. Questa triplice connotazione della tipologia delle esigenze (da come è scritto, non ne basterebbe una sola, essendo stata prescelta la forma al plurale) appare ridondante. È appena il caso di suggerire, che fronteggiare il COVID-19, sostenendo la comunità militare impiegata sul campo, attraverso il pieno esercizio delle funzioni di rappresentanza, è intrinsecamente eccezionale ed improcrastinabile. Il requisito della comprovazione potrebbe fornirlo l’OMS, a cui invitiamo gli organi di staff del Comando Generale a rivolgersi, per valutare se l’emergenza sanitaria sia stata “comprovata” dalla comunità scientifica internazionale.

Proseguendo: qualora questa pre-condizione si realizzi, la convocazione dell’assemblea può avvenire solo “eventualmente”. Quindi di fronte al palesarsi di esigenze eccezionali, comprovate ed improcrastinabili non vi è alcun automatismo di attivazione. La discussione democratica delle istanze dei militari, pur riguardando esigenze eccezionali, comprovate ed improcrastinabili, è alla mercé di Comitati che devono valutare con i comandanti affiancati. Ci pare illogico e contraddittorio, in realtà.

In ultimo: al perfezionarsi delle due pre-condizioni, potrebbe avere luogo la convocazione dell’assemblea con la partecipazione del numero minimo di delegati funzionale alla legale composizione dell’organo collegiale. "

 

 

Il Paese ha sempre avuto bisogno di noi. Il Paese ha bisogno di noi, si noi,e NOI....

"Noi non molliamo !". Ma la dignità del carabiniere và difesa ad ogni costo. 

" Vincenzo Romeo, Carabiniere"

 

 

 

 

( clicca su SCARICA L'ALLEGATO e leggi il COMUNICATO STAMPA in formato pdf ) 

 

 

    

Fonte: pianetacobar.eu/co.ce.r. carabinieri/ aps Romeo Vincenzo

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